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Il dugongo è un magnifico e docile mammifero acquatico della famiglia dei Sirenidi, parente molto prossimo dei lamantini, da cui si differenzia soprattutto per la forma biforcuta della coda. Per secoli oggetto di caccia, è oggi a rischio di estinzione ed è stato inserito nella lista di specie a rischio stilata dalle Nazioni Unite e dal WWF. Può superare i tre metri di lunghezza e raggiungere un peso di 500 kg.
Centinaia di subacquei e appassionati di snorkelling cercano di avvistarlo lungo le coste di Marsa Alam, in particolare ad Abu Dabab, splendida baia ricca di alghe, che costituiscono il cibo di cui il dugongo si nutre in grande quantità, dove è stato più volte avvistato un esemplare.
A questi animali - come lo stesso nome di Sirenidi fa presupporre - è probabilmente legata la leggenda delle sirene. Un tempo i dugonghi erano molto diffusi nel Mare Mediterraneo, e questo suggerirebbe che i mitici esseri dal busto di donna e la coda di pesce di cui narrano diverse leggende, non siano altro che gruppi di questi animali avvistati da lontano da marinai sfiniti e resi superstizioni dalla prolungata lontananza dalla terraferma. A favore di questa ipotesi ci sono anche alcuni atteggiamenti quasi antropomorfi del dugongo, il quale, avendo le ghiandole mammarie sul torace, allatta i propri cuccioli sorreggendoli con le pinne anteriori, in un atteggiamento molto simile a quello di una femmina umana. Questo avrebbe suggerito agli antichi marinai mediterranei le leggende sulle sirene e, sfortunatamente per il povero dugongo, avrebbe condotto a una ingiustificata ostilità per questo mite e incantevole animale, considerato in passato portatore di cattivi auspici e di disgrazie.