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Zanzibar è l’isola dei sogni, è vacanza e viaggio allo stesso tempo, nell’Africa nera. Le due isole maggiori, Unguja e Pemba, e le altre piccoline sono circondate da un mare limpidissimo adatto a grandi nuotate e snorkelling, che a volte però ricorda la sua potenza in mareggiate poderose. Le due facce di Zanzibar si rivelano in continuazione: la spiaggia di Mangapwani è nelle vicinanze di splendide grotte coralline, ma alcune di esse sono note come camere degli schiavi, perché utilizzate per nasconderli e trafficarli dopo l’abolizione della tratta. Zanzibar davvero racchiude in sè la bellezza aspra della natura e la cruda storia dell’Africa.
Laddove l’umanità si è raccolta intorno e dentro a delle mura, l’architettura mostra nella sua bellezza e varietà il prepotente avvicendarsi di culture centenarie: quella araba delle porte con i bassorilievi in legno e quella sobria delle case coloniali europee. Siamo a Stone Town, il quartiere della città di Zanzibar, che reca i segni di tutti i passaggi delle civiltà che hanno attraversato il continente: stretti e labirintici vicoli dove architetture moresche e arabe si fondono con quelle persiane e indiane e europee, dove gli alberi trovano posto fra i muri e le case antiche. La Changu Island (Prison Island), da cui è visibile Stone Town, nacque come luogo di confino degli schiavi ribelli, oggi è una meta turistica ambita dove è possibile fare il bagno insieme a vecchissime tartarughe.
Chi invece volesse dimenticare il mondo civilizzato e dedicarsi unicamente al mondo della natura, può sempre scegliere la Mnemba Island. Quest’atollo circondato da barriere coralline è l’ideale per le immersioni, e da dicembre a marzo è facile anche assistere alla deposizione e alla schiusa delle uova di tartaruga. Ma i colori delle isole non sono solo l’azzurro in cui si mescolano cielo e mare e il bianco della sabbia. Basta cercare nell’entroterra, vicino Stone Town o Jambiani, per imbattersi in distese di rossi e arancioni, le tonalità che dominano nelle piantagioni di spezie.
Non a caso l’arcipelago ha il soprannome di isole delle spezie. Chiodi di garofano, noce moscata, zenzero sono profumi da non perdere e sono anche alla base della cucina locale. Come non assaggiare il Boku-Boku, uno spezzatino di carne cotto nel frumento con zenzero, cumino, peperoncino, pomodoro e cipolla? Per coloro che volessero spingersi oltre, c’è anche Pwewa wa nazi, polpi cucinati col cocco e speziati con curry, cardamomo, cannella e aglio.